La sanità pubblica non si salva con gli annunci!

La manovra prevede nuove risorse per la sanità, ma non affronta in modo strutturale la crisi del Servizio Sanitario Nazionale.

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LA SANITÀ PUBBLICA NON SI SALVA CON GLI ANNUNCI!

I numeri raccontano una realtà diversa dalle promesse.

La manovra prevede nuove risorse per la sanità, ma non affronta in modo strutturale la crisi del Servizio Sanitario Nazionale. Il finanziamento cresce in termini assoluti, ma perde peso rispetto al PIL e non basta a garantire servizi, personale e diritto alla salute.

I NUMERI DELLA MANOVRA:

  • 146,3 miliardi di euro: finanziamento complessivo del Fondo Sanitario Nazionale previsto per il 2027.
  • 7,1 miliardi di euro: risorse aggiuntive previste nel triennio 2027-2029, a fronte degli oltre 18 miliardi richiesti dalle Regioni.
  • 6,11% del PIL nel 2027: quota destinata alla sanità, destinata a scendere al 5,87% nel 2029.
  • 25,8 miliardi di euro: divario stimato da GIMBE tra finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale e spesa sanitaria prevista nel triennio 2027-2029.

IL COSTO DELLA CRISI RICADE SUI CITTADINI MENTRE LA SPESA MILITARE ITALIANA CONTINUA A CRESCERE

  • 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami nel 2024.
  • 42,4 miliardi di euro sono stati spesi direttamente dalle famiglie per curarsi nel 2025.

Liste d’attesa interminabili, servizi insufficienti e costi sempre più pesanti: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure.

Il governo si vanta di introdurre un bonus (valido solo per il 2027) di 300 euro per gli ultrasettacinquenni con pensioni fino a 28000 euro, da usare per prestazioni nel privato, dando per scontato che la sanità la si paga.

E PER CHI LAVORA NELLA SANITÀ?

Mentre si lascia il tetto alla spesa per il personale La manovra prevede:

  • 380 milioni di euro all’anno per aumentare le indennità del personale dei Pronto soccorso.
  • 300 milioni di euro nel solo 2027 per le prestazioni aggiuntive del personale sanitario, anche per affrontare le liste d’attesa.
  • 500 milioni di euro all’anno per aggiornare le tariffe dei ricoveri ospedalieri per acuti.

Sono interventi che non sostituiscono ciò che serve davvero: un piano straordinario di assunzioni, organici adeguati, salari dignitosi e condizioni di lavoro sostenibili.

COSA SERVE DAVVERO?

  • Assunzioni stabili e nuove risorse per il personale.
  • Salari dignitosi e riconoscimento del lavoro di chi opera nella sanità.
  • Stop alla precarietà e ai turni insostenibili.
  • Investimenti negli ospedali e nella sanità territoriale.
  • aumentare l’investimento nelle strutture pubbliche riducendo le risorse economiche destinate al convenzionamento delle strutture private.
  • Internalizzazione dei servizi e contrasto alle esternalizzazioni.
  • Riduzione delle liste d’attesa attraverso il potenziamento del servizio pubblico.

NON SI PUÒ CONTINUARE A CHIEDERE SACRIFICI A CHI LAVORA, MENTRE IL SERVIZIO PUBBLICO SI IMPOVERISCE.

La sanità non è un mercato.

La salute non è una merce.

Il personale non è un costo da tagliare.

SERVONO INVESTIMENTI, ASSUNZIONI E DIRITTI PER UNA SANITÀ PUBBLICA, UNIVERSALE E ACCESSIBILE A TUTTE E TUTTI.

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