Caro compagno/a,
il 2024 ci ha visti impegnati su vari fronti, con importanti mobilitazioni e momenti di dibattito e approfondimento.
L’anno si sta chiudendo con le iniziative contro il DDL 1660 del Governo Meloni, che rappresenta un’ulteriore stretta repressiva con cui si approfondisce la “guerra di classe” in corso contro tutti i lavoratori.
L’attuale Governo, difatti, si è caratterizzato da subito come un esecutivo di stampo reazionario e antipopolare: l’abolizione del reddito di cittadinanza, l’accresciuta precarizzazione del mercato del lavoro, i continui tagli allo stato sociale e l’aumento delle spese militari in funzione della prosecuzione della guerra in Ucraina e il sostegno al genocidio in atto in Palestina rappresentano solo alcuni esempi.
Inoltre, nonostante i proclami, nessuna misura strutturale è stata adottata per contrastare il verticale crollo del valore medio dei salari delle famiglie dei lavoratori, che, dopo trent’anni di “concertazione” e “dialogo” sociale, sono diminuiti del – 2,9% rispetto al 1990.
Il ruolo delle parti sociali, d’altronde, ha continuato ad essere deleterio: nella maggior parte dei più recenti rinnovi dei contratti nazionali, gli aumenti, spalmati su 3-4 anni e che a regime vanno tra i 120 e i 240 € al massimo, non consentono reali recuperi dell’inflazione.
Se a tutto ciò aggiungiamo anche che, secondo un recente studio dell’INAPP, solo il 4% delle aziende applica una contrattazione di secondo livello, capiamo perché l’Italia continua a essere l’unico Paese dell’Ocse in cui i salari sono ulteriormente diminuiti del 7% rispetto al periodo pre-pandemia.
Il sistema della “Concertazione sociale” è servito a smobilitare la classe lavoratrice, anche limitando l’esercizio del diritto di sciopero; a cancellare la democrazia dai luoghi di lavoro sottraendo potere alle libere rappresentanze di base dei lavoratori; a introdurre massicciamente precarietà favorendo i processi di ristrutturazione produttiva; a centralizzare la contrattazione in mano a un consorzio consociativo che ha smantellato la Scala Mobile e articolato un sistema contrattuale inefficace che ha progressivamente indebolito il potere d’acquisto dei dipendenti, consentendo un ingente spostamento della ricchezza in favore dei redditi da capitale.
Gli avvenimenti degli ultimi anni, però, mettono in luce come questo sistema scricchioli sempre di più. Non solo i confederali vengono più raramente convocati per ricevere semplici comunicazioni sulle riforme che i Governi hanno già deciso di adottare, con l’attuale esecutivo che appare sempre più allergico anche al semplice dialogo sociale; quest’anno abbiamo anche assistito alla firma di CCNL “separati” particolarmente significativi, nelle Funzioni Centrali della pubblica amministrazione e in Poste Italiane, i cui rinnovi sono stati definiti con la CISL e alcuni sindacati autonomi, senza CGIL e UIL; l’associazione datoriale Confimi Industria, rompendo con FIM-FIOM-UILM, ha recentemente siglato un CCNL pirata multi-manifatturiero solo con la CONFSAL (ottenendo anche gli elogi della Ministra del Lavoro Calderone); pochi giorni fa, infine, Assocontact, associazione datoriale dei call center aderente a Confcommercio, dopo aver dato disdetta al CCNL Telecomunicazioni dei confederali è andata a firmare un contratto pirata con la CISAL.
Questo quadro e queste considerazioni non possono che confermare le ragioni fondative della CUB, finalizzate a contrastare l’offensiva neoliberista lanciata contro i lavoratori che da oltre quarant’anni sta producendo impoverimento dei salari, privatizzazione del sistema economico e del welfare state, precarizzazione dei diritti vitali.
Questo sarà possibile solo riaprendo una dinamica conflittuale di classe nel nostro paese, promuovendo una reale rappresentanza sindacale dei lavoratori che sappia rilanciare la contrattazione collettiva intesa come strumento per acquisire diritti economici e normativi sempre più avanzati. È una pia illusione quella di poter difendere gli interessi dei lavoratori subendo e accodandosi in maniera subalterna al sistema dei confederali e che ha prodotto i danni elencati. Vi è invece la necessità di approfondire le nostre quotidiane pratiche rivendicative e di mobilitazione basate sul contestare la guerra interna e la guerra esterna che stanno vivendo le classi popolari e che ci hanno visto impegnati a Milano tutto quest’anno:
- lo Sciopero Generale del 29 novembre, che ha visto una nutrita partecipazione di lavoratrici e lavoratori nel corteo dei sindacati di base partito da P.zza Fontana.
- le mobilitazioni contro il genocidio in Palestina, in cui il 24 febbraio oltre 50.000 persone hanno sfilato a Milano.
- la protesta contro il “Modello Milano”, che ci ha visti impegnati il 1° Maggio al Centro Commerciale Portello, che sorge sulle ceneri di uno stabilimento dell’Alfa Romeo e che ben rappresenta la de-industrializzazione della nostra città in favore delle vetrine, dietro la cui apparenza lussuosa si nascondono lavoro povero e precarietà dilagante.
- lo sciopero e mobilitazione dell’11 Ottobre contro il G7 sulla sanità e in favore della Giustizia Climatica, e per una transizione ecologica che non lasci indietro i diritti sociali.
- le lotte al fianco dei lavoratori di Poste Italiane per contrastare la privatizzazione della propria azienda e dei lavoratori della società di call center CSC Digital che sono riusciti a mantenere l’applicazione del CCNL Telecomunicazioni nonostante la decisione della propria associazione datoriale Assocontact di disdettarlo.
- i numerosi momenti di confronto e di dibattito insieme a professori e intellettuali: in merito ai temi della guerra; sullo smantellamento produttivo e la repressione dei delegati scomodi in atto in Stellantis che ha licenziato Delio Fantasia, segretario della FLMuniti di Frosinone; il dialogo con Paul Caucci del sindacato americano UAW sulla loro battaglia contro i “billionaires”; sulle trasformazioni del lavoro nei settori dei servizi; infine, l’incontro con la sorella di Pierre Carniti, che ci ha permesso di tornare a discutere non solo del ruolo del maggiore dirigente sindacale del secondo Novecento, ma ci ha fatto confrontare con una storia in cui affondano le radici della nostra confederazione.
Ovviamente, in questa breve e-mail di auguri, non possiamo dilungarci troppo, e molte altre attività potrebbero essere citate.
Come di consueto, alleghiamo anche una piccola newsletter delle principali iniziative che abbiamo organizzato negli ultimi mesi.
Per concludere, vogliamo ringraziare tutti coloro che, in ogni forma, ci hanno sostenuto e hanno speso una parte del loro tempo per confrontarsi con la Nostra organizzazione.
Nell’augurarti un felice e sereno Natale, ci lasciamo con la speranza di rivederci presto: il prossimo anno, infatti, siamo sicuri che sarà fondamentale per il rilancio di un movimento sempre più esteso che, partendo dai luoghi di lavoro, sappia coinvolgere tutti quei soggetti che, in varie forme, subiscono soprusi, vessazioni e attacchi.