“Siamo tutti Margherita e Simone”: fermiamo i licenziamenti politici!

Di fronte alla stretta repressiva che si sta manifestando in diversi luoghi di lavoro attraverso provvedimenti disciplinari, intimidazioni e licenziamenti ripetuti, che colpiscono attivisti e delegati sindacali, riteniamo necessario promuovere una campagna generale contro i licenziamenti politici e antisindacali.

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“Siamo tutti Margherita e Simone”

Fermiamo i licenziamenti politici, difendiamo la libertà sindacale!

Di fronte alla stretta repressiva che si sta manifestando in diversi luoghi di lavoro attraverso provvedimenti disciplinari, intimidazioni e licenziamenti ripetuti, che colpiscono attivisti e delegati sindacali, riteniamo necessario promuovere una campagna generale contro i licenziamenti politici e antisindacali.

I casi di Margherita Napoletano e Simone Vivoli non possono essere considerati episodi isolati. Essi rappresentano un segnale preoccupante di un clima nel quale l’esercizio dell’attività sindacale viene sempre più spesso ostacolato, delegittimato o apertamente contrastato. Quando a essere colpiti sono coloro che rappresentano i lavoratori, che denunciano problemi organizzativi, carenze di personale, rischi per la sicurezza o peggioramenti delle condizioni di lavoro, e aiutano i lavoratori a recuperare diritti e fette di salario, il problema non riguarda soltanto le persone direttamente coinvolte ma investe l’insieme dei diritti collettivi conquistati in decenni di lotte.

La libertà sindacale non è un privilegio di pochi delegati. È un diritto costituzionale che tutela tutti i lavoratori. Se passa il principio che chi denuncia può essere isolato, perseguito disciplinarmente o licenziato, il messaggio che arriva nei luoghi di lavoro è chiaro: meglio tacere che esporsi. In questo modo, non viene colpita soltanto una persona, ma la possibilità stessa di organizzarsi, discutere, rivendicare e difendere i propri diritti.

Per questo motivo non possiamo limitarci alla solidarietà verso Margherita e Simone, né affidarci esclusivamente alle pur necessarie iniziative legali. La risposta deve essere collettiva, visibile e capace di coinvolgere l’intero movimento sindacale conflittuale e tutti coloro che ritengono inaccettabile l’utilizzo del licenziamento come strumento di repressione dell’attività sindacale.

Siamo tutti Margherita e Simone perché oggi vengono colpiti due delegati sindacali, ma in realtà è sotto attacco il diritto di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore a organizzarsi, denunciare problemi, difendere i colleghi e far sentire la propria voce senza timore di ritorsioni. Difendere loro significa difendere tutti.

CUB Sanità Italiana e USI sanità ritengono quindi indispensabile allargare la mobilitazione oltre le singole categorie e costruire un’iniziativa nazionale, che metta al centro la difesa della libertà sindacale e il contrasto a ogni forma di licenziamento ritorsivo o discriminatorio.

Per queste ragioni, CUB Sanità Italiana e USI sanità hanno individuato, congiuntamente, alcune iniziative da proporre alle altre organizzazioni sindacali e realtà associative disponibili a costruire un percorso comune.

Manifestazione nazionale a Milano

Sabato 19 settembre 2026 dalle ore 10: corteo che tocchi la sede della società che controlla l’Ospedale San Raffaele e la sede legale di TIM.

Presidi a Roma

In una giornata da individuare, prevedere un doppio presidio: al Ministero della Salute e, contemporaneamente, al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’obiettivo è dare una risposta unitaria e nazionale a una tendenza che, se non contrastata, rischia di colpire chiunque svolga attività sindacale conflittuale e indipendente. Oggi tocca a Margherita e Simone. Domani potrebbe toccare a qualsiasi delegato, rappresentante dei lavoratori o semplice lavoratore che decida di non voltarsi dall’altra parte. Per questo chiediamo la più ampia adesione alle iniziative proposte e l’apertura di un percorso comune contro ogni forma di repressione antisindacale.

Per adesioni:

sanitanazionale@cub.it; sanita.mi@usi-cit.org

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