San Raffaele: hanno rotto!

La Direzione ha annullato gli incontri fissati, a partire da quello del 18 marzo in cui si sarebbe dovuto parlare di ferie, incentivi e fasce

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La Direzione del Personale ha annullato tutti gli incontri già fissati, a partire da quello del 18 marzo, in cui si sarebbe dovuto parlare di ferie, incentivi e fasce, utilizzando come giustificazione lo stato di agitazione proclamato da CUB sanità italiana e USI sanità.

Un pretesto!

E’ una scelta legittima quella di non firmare un accordo e aprire lo stato di agitazione da parte di una o più sigle sindacali. Ma questo non ha nulla a che vedere con il confronto con la rappresentanza RSU, eletta dalle lavoratrici e dai lavoratori.

Strumentalizzare questa scelta per cancellare le relazioni sindacali è grave e inaccettabile.

Nonostante la lettera che la RSU ha inviato all’Amministrazione denunciasse questo atto di forza, l’Azienda ha scelto di non presentarsi al tavolo di trattativa.

Questo comportamento dimostra che Direttrice del Personale, i suoi collaboratori e consulenti sono incapaci di gestire una realtà complessa come il San Raffaele, a partire dalle relazioni sindacali.

Disdire il tavolo significa non voler affrontare i problemi reali: condizioni, organizzazione e carichi di lavoro, diritti, vero riconoscimento delle professionalità e salario.

È una fuga, segno di arroganza, verso le lavoratrici e i lavoratori e la loro rappresentanza.

Questo è inaccettabile.

Ora emerge con chiarezza anche un fatto politico: quando è stato firmato l’accordo del 27 gennaio, noi denunciavamo che quell’accordo avrebbe chiuso tutta la partita, non solo quella economica. Oggi è evidente: avevamo ragione.

E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Chi lavora ogni giorno dentro questa struttura conosce e denuncia la realtà: senza confronto non ci sono soluzioni, ma solo decisioni calate dall’alto, inefficaci – a volte disastrose – a gestire in sicurezza l’Ospedale San Raffaele.

L’Amministrazione ha tutta la responsabilità di questa rottura e delle conseguenze che ne derivano.

La fuga dei professionisti continuerà e ci diranno che è inevitabile il ricorso alle cooperative e ad importare manodopera a basso costo, con tutti i rischi che abbiamo conosciuto e denunciato nel fine settimana di Sant’Ambrogio e che non costituiscono certo un fatto isolato.

Serve qualcuno che sappia ascoltare chi veramente conosce problemi e soluzioni per questo IRCCS, perché li vive sulla propria pelle.

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