Privatizzano sanità e previdenza e scaricano i costi sui lavoratori
UNA BELLA FACCIA TOSTA: AI LAVORATORI RUBANO ANCHE IL TFR
INVECE DI AUMENTARE SALARI E PENSIONI
Nel 2007 partì il primo tentativo di scippo del TFR, con scarso successo anche grazie all’impegno della CUB. I lavoratori non si sono mai fidati delle promesse fumose e continuano in larga parte a non dare il TFR alla previdenza complementare. “Dall’avvio della riforma – si legge in una relazione Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) – su 438 miliardi di TFR, la parte destinata alla previdenza complementare è stata di 97,3 miliardi di euro, il 22,2%”. Adesso puntano ai restanti 340 miliardi.
Negli anni anche i sindacati confederali hanno svolto il suo ruolo complice, “accompagnando” i lavoratori verso la previdenza complementare con i rinnovi dei contratti nazionali. Anche questa strada è però fallita perché, senza devolvere il TFR, gli interessati versano poco o niente. A partire dal 2015 – riporta Covip –.…la crescita delle adesioni non sempre si accompagna a versamenti continui nel tempo e di ammontare sufficiente ad accumulare posizioni previdenziali significative”
Oggi restano valide tutte le ragioni di contrasto a questa squallida operazione di borseggio del 2007:
Il rendimento del TFR è sicuro, quello del fondo pensionistico non è prevedibile. Il fondo privato Cometa, con miglior rendimento su 10 anni, ha reso il 2,40 medio.
Il TFR ai fondi è per sempre e non può essere revocato.
La future pensioni basse ai giovani dipendono dalle riforme delle pensioni messe in atto negli anni e dal lavoro precario, povero e sottopagato.
Il TFR è un diritto del lavoratore sancito dal codice civile; è protetto in caso di fallimento da un fondo appropriato presso l’INPS.
Chi ha aderito al fondo pensione al momento della liquidazione sceglie la riscossione del capitale e non la pensione supplementare.
I soldi raccolti dai fondi di previdenza complementare, sono investiti prevalentemente all’estero e solo il 20% è investito in Italia. In valore: 40 miliardi di euro su 197 totali.
Due perle per finire: per incentivare lo scippo del TFR usano risorse pubbliche facendole mancare ad altri usi sociali e per far riuscire lo scippo riducono da sei mesi a sessanta giorni il periodo per trasmettere il proprio dissenso con il preciso intento di fregare i meno attenti! Sono veri predatori di classe!
LA LEGGE DI BILANCIO 2026 CAMBIA LE REGOLE SU TFR E PREVIDENZA COMPLEMENTARE
Dal 1° luglio 2026 entra in vigore la nuova normativa per l’adesione ai Fondi pensioni nel settore privato (esclusi i lavoratori domestici) tramite meccanismo del silenzio-assenso.
Cosa cambia dal 1° luglio 2026:
Per chi verrà assunto, se al momento dell’assunzione non viene espressa una scelta, il TFR confluisce automaticamente nel fondo pensione previsto da accordi o contratti collettivi (anche territoriali o aziendali). Resta la possibilità di revocare l’automatismo entro 60 giorni dall’assunzione, scegliendo di:
lasciare il TFR in azienda, oppure
destinarlo a un’altra forma di previdenza complementare.
Attenzione: il conferimento del TFR al fondo è definitivo e quindi non è reversibile.
Dal 1° luglio 2026, anche i lavoratori non alla prima assunzione devono confermare quanto già deciso in passato. In questo caso l’azienda deve:
consegnare un’informativa sugli accordi applicabili in tema di previdenza complementare,
verificare la scelta pregressa,
farsi rilasciare una dichiarazione: se manca, si applica l’adesione automatica.
Fisco: prevista una tassazione più favorevole nei fondi, ed una deducibilità più alta.
Da luglio cambiano anche le modalità di erogazione delle prestazioni:
la quota ottenibile subito in capitale passa dal 50% al 60% del montante;
se la rendita vitalizia calcolata su almeno il 70% del montante risulta inferiore alla metà dell’assegno sociale (indicato a 270 euro mensili per il 2025), si può ottenere tutto in capitale;
oltre alla rendita vitalizia, arrivano alternative come rendita a durata definita, prelievi liberamente determinabili ed erogazione frazionata.
In caso di morte, il capitale residuo può essere trasferito agli eredi, evitando che resti al fondo.
I fondi pensione sono strumenti previdenziali irrilevanti. Al massimo si tratta di strumenti per accantonare capitale che ad un certo punto della vita verrà riscattato, senza dare luogo, come la pensione, a una rendita vitalizia. Tenere il TFR in azienda e lottare per una pensione pubblica sufficiente per una vecchiaia dignitosa e per aumentare i salari è l’unica alternativa possibile!
Da anni i lavoratori ricevono meno di quanto danno allo stato con le tasse; da anni i salari diminuiscono anziché aumentare e le privatizzazioni dei servizi, compresa l’acqua, ha portato alti redditi agli investitori (anche stranieri) e tariffe più alte; nel contempo il debito pubblico aumenta e gli investimenti languono. Tutti motivi per costruire un alto livello di conflitto per fermare questa spirale perversa!