Una lavoratrice è morta mentre lavorava presso il suo reparto alla Piccola Casa del Rifugio di Milano.
Era sola in reparto.
Doveva assistere ospiti sempre più fragili e non autosufficienti, cambiare pannoloni, rispondere alle chiamate, controllare situazioni sanitarie sempre più complesse, garantire sicurezza e assistenza continua.
Gli ospiti hanno chiamato con i campanelli la collega presente in turno. Quando è arrivata, non si è più potuto fare nulla.
Di fronte a questa tragedia non accettiamo il silenzio, né la retorica delle “fatalità”.
Da anni la CUB Sanità Milano e Provincia denuncia condizioni di lavoro insostenibili nelle RSA e nelle strutture socio-sanitarie lombarde:
- personale insufficiente;
- carichi di lavoro sempre più pesanti;
- lavoratrici e lavoratori lasciati soli nei reparti;
- uso sistematico dei doppi turni;
- riposi previsti dalla legge e dal CCNL cancellati e sostituiti con recuperi dalla banca ore;
- aumento continuo delle responsabilità senza adeguamento degli organici.
Mentre gli ospiti hanno bisogni assistenziali sempre più elevati, il personale viene ridotto all’osso.
Nella RSA Gesù Maestro, ad esempio, nel turno notturno risultano presenti un OSS e un infermiere a copertura di quattro piani della struttura, con ospiti fragili e ad alta necessità assistenziale.
Una condizione che denunciamo da tempo come incompatibile con un’assistenza sicura e dignitosa, sia per gli ospiti sia per i lavoratori costretti a operare in condizioni di pressione continua e rischio elevato.
Su queste situazioni abbiamo presentato esposti a Questura, ATS, Ispettorato del Lavoro e Regione Lombardia.
L’unica risposta formale arrivata finora è stata quella della Regione Lombardia, che ha anticipato come, secondo loro, “sia tutto a posto”, rinviando però la risposta congiunta degli altri organismi che ancora oggi non è mai arrivata formalmente.
Di fronte a questo muro di silenzi e scaricabarile istituzionali, stiamo preparando un esposto alla Procura della Repubblica.
Non ci fermeremo.
Questa non è soltanto una battaglia su due strutture.
È una battaglia contro un modello socio-sanitario che scarica i costi sui lavoratori e sulla sicurezza degli ospiti.
È una battaglia contro anni di tagli, sotto-organico cronico e gestione aziendalistica dell’assistenza.
È una battaglia per:
- assunzioni immediate;
- organici adeguati nei turni;
- fine dell’abuso dei doppi turni;
- rispetto dei riposi previsti dalla legge e dal contratto;
- tutela reale della salute e sicurezza di lavoratori e ospiti;
- controlli veri e non formali;
- responsabilità chiare per chi ignora le segnalazioni.
Non accetteremo che tutto venga archiviato come una fatalità inevitabile.
Quando si lavora soli, senza pause, sotto pressione continua e con responsabilità enormi, il rischio aumenta per tutti: lavoratori e ospiti.
La salute non è un costo da comprimere.
La sicurezza non è una formalità burocratica.
Le vite delle lavoratrici e dei lavoratori non sono sacrificabili.