Meccanici: ai lavoratori pochi soldi e meno diritti

Rottamare il modello sindacale che tutela solo i padroni!

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Si è conclusa la vertenza sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici per le aziende aderenti a Federmeccanica. Un anno fa, i punti della piattaforma rivendicativa di FIM – FIOM – UILM riguardante il salario (280€ in 3 anni, sforando i limiti imposti dall’indice IPCA), l’orario di lavoro a 35 ore settimanali, il contrasto alla precarietà, avevano dato l’impressione che si tentasse di cambiare linea, rompendo con alcune compatibilità.

Contrariamente alle aspettative, la vertenza si è conclusa invece su altri contenuti e con un totale rientro nello schema di contrattazione accettato con il Patto per la Fabbrica del 2018 e la concertazione. In particolare:

  • L’aumento salariale ottenuto (205 € in 4 anni) è assolutamente insufficiente rispetto alla perdita di potere d’acquisto e ampiamente al di sotto della richiesta che era contenuta nella piattaforma rivendicativa. Il lavoratore inquadrato C3 percepirà in quattro anni un totale di 5.904€ di aumento corrispondente ad un aumento reale mensile medio di 113€.

Al netto di contributi e tasse siamo su circa 70 euro al mese!

Serve ben altro per superare il declino dei salari e le diseguaglianze che tutti a parole dicono di voler combattere!

  • L’orario di lavoro non è stato ridotto ma invece è stata aumenta la flessibilità. Gli straordinari possibili passano da 120 a 128 ore e peggiora il massimale di orario per prestazioni su più settimane da 80 a 96 ore annue.
  • L’azienda può disporre di più giorni di Permessi Annui Retribuiti a piacimento, da 5 a 7 giornate su 13 complessive e si accorcia la durata dell’esame congiunto per urgenze improvvise da 10 a 3 giorni
  • In fatto di inquadramento, il lavoratore chiamato a svolgere una mansione inquadrata ad un livello più alto del proprio, avrà il diritto al passaggio di livello non più dopo 30 giorni consecutivi o 75 giorni se frazionati in 6 mesi ma dopo 75 consecutivi o 120 frazionati.

L’accordo finale è solo un lontano parente della piattaforma ma è perfettamente coerente con il Patto per la Fabbrica Confederale del 2018 che è un modello sindacale costruito per non dare risposte al problema salariale, né oggi né mai.

FIM, FIOM e UIL dal 2009, hanno accettato di contrattare il salario con riferimento al solo indice IPCA che non tiene conto dei prezzi dei beni energetici importati e quindi non rappresenta MAI l’inflazione effettiva.

Sono stati infatti proprio il gas e l’energia i fattori che ultimamente hanno spinto i prezzi verso l’alto. Utilizzare un indice fortemente al di sotto della realtà ha prodotto salari sempre inferiori all’inflazione.

Rivendicando solo un salario per recuperare l’inflazione, per giunta addomesticata, non si recuperare quanto perso e l’aumento di produttività rimane tutta in mano al padrone e si spiega così la caduta dei salari e l’aumento dei profitti.

Negli anni migliori della contrattazione, i salari sono stati rivendicati non con gli indici ma sulla base di una autonoma valutazione dell’andamento dell’economia, del settore, della produttività realizzata e del potere d’acquisto reale del salario percepito.

A ciò si aggiungeva una protezione del potere d’acquisto con la Scala Mobile e in tal caso gli indici avevano una loro ragion d’essere.

FLMUniti condivide pienamente questa modalità e ritiene opportuno che i lavoratori la rilancino e la sostengano se non vogliono contratti a perdere per tutta la vita.

Il rinnovo del contratto è l’unica opportunità dei lavoratori per rivalutare il salario perché pochi dispongono della contrattazione aziendale e pochissimi riescono ad imporre al padrone un aumento personale. Il padrone invece, gestendo l’organizzazione del lavoro, la tecnologia e il prezzo del prodotto, realizza più sfruttamento ed aumenta i profitti ogni giorno.

I lavoratori possono avere ancora la possibilità di difendere i propri interessi solo se si organizzano in tutti i posti di lavoro per riprendersi il diritto a decidere cosa rivendicare e su cosa lottare. Da tempo le burocrazie sindacali decidono per loro e ormai il loro agire è più utile alle imprese che ai lavoratori a nome dei quali parlano.

La CUB è nata per essere un sindacato fortemente radicato prima nelle fabbriche e poi nella società e fonda la sua azione sulla contrattazione e sul conflitto come mezzo per regolare gli interessi diversi che esistono e sono ineliminabili per altri percorsi e questo vogliamo continuare ad essere assieme a chi è interessato a cambiare le misere condizioni di vita che ci impongono.

Milano novembre 2025

 

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