
Fin dall’annuncio nel gennaio 2021dell’avvenuta fusione tra il Gruppo PSA e FCA, la Nostra organizzazione ha provato a interrogarsi sul futuro non solo della neonata azienda Stellantis, ma anche di tutto il comparto auto nel nostro paese.
A discapito dei facili entusiasmi iniziali, molto spesso in totale solitudine, abbiamo fin da subito avvertito come la nascita di questo nuovo gigante (il quarto produttore mondiale di autovetture) non avrebbe rappresentato semplicemente un cambio di nome e simbolo. Rispondeva, invece, a una ristrutturazione più generale di un settore che avrebbe, ben presto, dovuto attraversare una fase di profonda svolta tanto nei modelli produttivi, quanto nelle tecnologie adottate.
Questo momento di trasformazione, che per comodità possiamo indicare con il passaggio alla produzione di vetture elettriche, richiedeva necessariamente una capacità di investimento eccezionale, che sarebbe potuta provenire solamente da un attore produttivo autenticamente globale, secondo la classica logica della centralizzazione capitalistica. Ciò spiega il motivo che rendeva credibile il salto di scala rappresentato da Stellantis.
Invece di perseguire un piano di investimenti, il nuovo gruppo capitanato dall’amministratore Tavares ha scelto di garantire lauti utili per i suoi azionisti, strozzando i fornitori, delocalizzato le produzioni e provando a silenziare qualsiasi forma di opposizione (individuale o organizzata) negli stabilimenti.
Lo scontro con il sindacato dei lavoratori statunitensi dell’UAW, che ha avuto come conseguenza l’allontanamento di Tavares, è un capitolo che meriterebbe delle riflessioni più approfondite.
E’ dentro questo contesto di evoluzione tecnologica, ristrutturazione produttiva e ri-articolazione della struttura dell’azienda che si inserisce anche la specifica vicenda del licenziamento di Delio, operaio, storico delegato sindacale e segretario della FLMUniti di Frosinone.
Il modus operandi di Stellantis è il medesimo tanto in Europa quanto oltremare.
Infatti, anche negli USA, dopo la firma di un contratto collettivo aziendale record in termini di aumenti salariali e miglioramenti normativi, il management ha provato da subito a recuperare quote di profitto (e di potere) con licenziamenti ritorsivi e rimangiandosi parte degli investimenti promessi. Solo l’opposizione organizzata del sindacato ha permesso che gli impegni sottoscritti potessero trovare una reale applicazione, fino almeno alle dimissioni appena richiamate.
Ecco dunque il punto di inizio dal quale vogliamo partire oggi: il caso individuale di Delio deve essere trattato all’interno di una sfida complessiva che una azienda globale come Stellantis ha lanciato non tanto ai suoi concorrenti, ma alle decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici che ogni giorno varcano i cancelli dei suoi stabilimenti. Oggi, la competizione sul mercato mondiale è sempre più spietata e a nessuno deve essere permesso di dissentire!
Il caso individuale di Delio deve essere trattato anche all’interno delle trincee alzate a livello giudiziario per impedire ai lavoratori l’accesso al processo attraverso l’imposizione di spese legali stratosferiche in caso di soccombenze. È scandaloso (e punitivo) condannare un operaio a sostenere 8.000€ di spese processuali.