La legge, al momento nota più per le discussioni nel pollaio, prevede:
Una “Flat Tax” al 5% sugli aumenti contrattuali previsti dai contratti collettivi rinnovati tra il 2024 e il 2028. La misura è prevista solo per i lavoratori che guadagnano fino a 28.000 €. Il nulla di fronte all’enorme perdita di potere d’acquisto dei salari in questi ultimi anni a causa dell’inflazione galoppante.
Poco più di due miliardi per una sanità pubblica che è sempre di più al collasso e che non consentiranno di assumere infermieri e dottori, né di adeguare i servizi esistenti.
Nessun finanziamento aggiuntivo per l’istruzione pubblica e la casa; sono irrisori gli investimenti pubblici oltre a quelli del PNRR, che sta per finire; nessun intervento di rilievo per i pensionati, con le minime che aumenteranno di miseri 20 €; nessuna idea di una politica industriale nonostante la grave crisi che attanaglia, per esempio, automotive e acciaio, settori strategici della nostra manifattura.
Nel contempo riattiva nuovamente l’aumento dell’età di accesso alla pensione (cancellando anche quota 103 e Opzione Donna) e si appresta a fare debito per acquistare nuove armi per ulteriori 15 miliardi, spesi nell’ambito del raggiungimento di quel famoso 5% (400 miliardi) a cui bisognerà pervenire entro il 2035 come imposto dalla NATO.
Il Documento di Programmazione Finanziaria per il prossimo triennio e la Legge di Bilancio confermano la supina accettazione dell’austerità: le scelte di politica economica del paese devono sottostare alle rigide maglie del Patto di Stabilità e Crescita europeo incentrate sulla riduzione del debito con l’austerità. Dal 1991 al 2019 lo stato, al netto degli interessi sul debito, ha speso meno di quanto incassato per ben 819 miliardi ai quali si aggiungono i 34 del 2024.
L’azione del governo si limita a registrare entrate e uscite, svuotando il bilancio pubblico della sua funzione principale: incidere realmente sulla crescita, sulla giustizia sociale e sull’innovazione cose che sarebbero possibili a fronte di una politica economica espansiva, capace di riequilibrare la disastrosa distribuzione del reddito e contrastare la stagnazione economica e salariale.
Ma il percorso imboccato dall’attuale Governo è stato chiaro sin da subito: cancellazione del reddito di cittadinanza; liberalizzazione di contratti a termine; restrizone del diritto di manifestare; continui attacchi al diritto di sciopero. Lo scorso 26 settembre, il Parlamento ha inoltre delegato il Governo ad intervenire in materia di relazioni industriali, affidandogli il compito di stabilire quali sono i CCNL “maggiormente applicati” al fine di prevedere che il trattamento economico complessivo minimo di questi, costituisca, ai sensi dell’articolo 36 della Costituzione, la condizione economica minima da riconoscere ai lavoratori appartenenti alla medesima categoria.
In realtà, è un arrogante tentativo di attribuire per pezzi una efficacia generale ad alcuni contratti collettivi, senza che vi sia una reale e proporzionale misurazione dei sindacati che li firmano (come prevederebbe la Costituzione), che si potrebbe realizzare solo con una Legge Democratica sulla Rappresentanza Sindacale. Probabilmente, il fatto che sia stato recentemente rimesso in Corte Costituzionale tutto il sistema di monopolio della rappresentanza sindacale, deve aver fatto venire l’orticaria sia al Governo che alla CISL, che è ormai quasi un partner di governo.
Le condizioni di vita dei lavoratori, pensionati e ceti popolari non miglioreranno con la concertazione sindacale e con leggi di bilancio impostate sull’austerità ma con una nuova stagione rivendicativa per imporre le vere priorità del paese.
Tra di esse non figurano né la guerra interna contro lavoratori e pensionati né quella esterna che porta alle lobby delle armi enormi profitti e solo miserie e lutti agli altri; prima ne prendiamo atto meglio possiamo difenderci.
Bisogna:
- Rimettere al centro il potere d’acquisto dei salari, con l’introduzione di una nuova Scala Mobile
- Porre fine al sistema criminale degli appalti e subappalti
- Pensioni dignitose dopo 35 anni di lavoro
- Approvare una legge democratica sulla rappresentanza sindacale e sull’efficacia obbligatoria dei contratti nazionali
- Introdurre una patrimoniale sulle grandi ricchezze
- Sviluppare una programmazione economica attiva da parte dello Stato, per arrestare il declino industriale, attuare una riconversione ecologica dei processi produttivi e tutelare l’occupazione; investimenti pubblici sulla Scuola, Trasporti, Welfare, Sanita’
- Rilanciare un piano strutturale di edilizia residenziale pubblica
- USCIRE DA TUTTE LE GUERRE