Italenferm: le rivendicazioni dei lavoratori

Lavoro, salario, sicurezza e dignità: cosa chiedono i lavoratori di Italenferm?

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Cattiva organizzazione del lavoro, orari comunicati soltanto alla fine di ogni settimana; turni di 6/7 ore distribuiti su fasce orarie che arrivano fino a 13 ore complessive, senza il rispetto delle 11 ore di riposo tra un turno e l’altro; turni modificati dall’oggi al domani senza alcuna motivazione; pause di almeno 10 minuti previste dalla legge ma non concesse. Quando riescono a farle, i lavoratori sono costretti a consumarle tra un servizio e l’altro, mangiando sulle ambulanze ed esposti alle intemperie o alla calura estiva.

I lavoratori sono inoltre costretti a effettuare straordinari, spesso neppure retribuiti, per pulire le ambulanze con il mocio, poiché una corretta sanificazione richiederebbe tempi ben superiori ai pochi minuti loro concessi per svolgere operazioni che, peraltro, non rientrano nemmeno nelle loro mansioni.

I lavoratori con contratto a termine devono rivolgersi a un avvocato e al sindacato per ottenere l’assunzione a tempo indeterminato cui hanno diritto. Alcuni vengono inviati in trasferta a decine di chilometri da casa per ritorsione, per aver osato rivendicare un lavoro stabile e dignitoso.

Come se non bastassero i mancati pagamenti di istituti contrattuali e i diritti sistematicamente calpestati, Italenferm continua a contestare disciplinarmente i lavoratori — guarda caso, spesso quelli iscritti alla CUB Sanità — utilizzando motivazioni pretestuose: il mancato trattenimento oltre l’orario di lavoro per sanificare l’ambulanza, incidenti stradali causati da terzi, danni talvolta del tutto marginali ai mezzi, oppure il mancato rispetto di tempistiche irrealistiche, considerato che ospedali e RSA difficilmente possono attenersi a orari stabiliti a tavolino e scollegati dalla realtà operativa. Ma a Italenferm i diritti dei lavoratori sembrano non interessare affatto. E non si limita a ignorare e violare le norme poste a tutela di chi lavora.

Ai dirigenti della cooperativa sembra non interessare nemmeno la tutela dei pazienti trasportati — molti dei quali anziani, fragili, disabili o affetti da patologie che compromettono il sistema immunitario, come i pazienti dializzati — se è vero che si risparmia sulle sanificazioni e non vengono effettuati adeguati controlli sulla sicurezza dei veicoli.

Purtroppo per questi dirigenti, i lavoratori si sono rivolti alla CUB Sanità di Milano, perché hanno compreso sulla propria pelle che soltanto unendosi e organizzandosi è possibile difendere i propri diritti.

Lo dimostreranno a partire dal presidio del 4 giugno, durante il quale chiederemo all’azienda l’apertura immediata di un tavolo di trattativa per porre fine ai comportamenti lesivi, alle continue contestazioni disciplinari, alle sanzioni e alle multe comminate a lavoratrici e lavoratori, comprese quelle rivolte a dipendenti già dimissionari, nonostante si tratti di costi e responsabilità che, per legge, devono gravare sull’azienda.

Chiediamo l’apertura immediata di un tavolo di trattativa per arrivare a un accordo che preveda:

  • una programmazione dei turni e un’organizzazione del lavoro su base mensile, con rotazione equilibrata del personale;
  • pause di almeno 10-30 minuti per chi presta servizio per 6-8 ore giornaliere, preferibilmente retribuite e non assorbite dal normale orario di lavoro, al fine di garantire il recupero psico-fisico;
  • turni continuativi di 6-8 ore, eliminando definitivamente le turnazioni “spezzatino” che provocano danni alla salute e rendono impossibile conciliare la vita lavorativa con quella familiare;
  • il pieno rispetto delle norme di legge e contrattuali in materia di orario di lavoro, riposi, sicurezza e retribuzione.

Per questi motivi chiamiamo tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori a lottare uniti e organizzati, sia nel caso in cui si raggiunga un accordo, sia nel caso in cui sia necessario aprire una nuova stagione di mobilitazione e conflitto. Perché i diritti non vengono concessi spontaneamente: si conquistano soltanto attraverso l’organizzazione collettiva, la solidarietà e la lotta comune.

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