E’ di questi giorni la notizia che l’attuale governo voglia procedere con ulteriori privatizzazioni vendendo quote di azioni dei cosiddetti “gioielli di famiglia”: Poste e Ferrovie.
E’ un regalo agli speculatori, ai fondi di investimento e ai privati che non solo è dannoso ma che non serve a nessuno.
Non serve certamente a risanare il debito pubblico, come vanno raccontando, che ammonta a oltre 2 mila miliardi (dalla vendita di quote di Poste se ne ricaverà meno di due miliardi!). Ne’ serve al bilancio di Cassa Depositi e Prestiti (titolare delle azioni di Poste) che, anzi, vedrà diminuire la propria quota di dividendi.
Serve solo ad alimentare la spesa corrente, forse per acquistare i carri armati di Crosetto!
Con coraggio e decisione il governo dovrebbe fare una seria lotta all’evasione fiscale, tassare gli extra-profitti delle banche, delle grandi case farmaceutiche e delle fabbriche di armi. Ma non lo faranno. E’ più facile e semplice svendere pezzi di Stato, pezzi di patrimonio pubblico che mettersi contro ai grandi patrimoni.
Ma, i profitti generati da Poste sono frutto dell’impegno e sfruttamento dei lavoratori che hanno visto incrementare in modo vergognoso i propri carichi di lavoro, hanno visto dilagare il precariato e la diminuzione del personale (quasi dimezzato in questi ultimi 10 anni) con stipendi impoveriti e tra i più bassi d’Europa..
Insomma si ripete quanto visto in passato con le privatizzazioni di Poste e altri servizi essenziali (sanità, scuola..) che hanno generato veri e propri disastri che sono sotto gli occhi di tutti quotidianamente.
Si sta avverando, insomma, quello che come movimento del Sindacato di Base abbiamo denunciato e cercato, invano, di contrastare. DA SOLI.
Ed è paradossale sentire, oggi, qualche dirigente dei sindacati firmaioli, che sono contrari a questa ulteriore svendita. E’ paradossale perché per anni ci hanno contrastato in tutti i modi, raccontando ai lavoratori quanto bello fossero la mobilità, la flessibilità (che ha generato la precarietà) e l’ingresso dei privati nei servizi essenziali.
Ci capirete se facciamo fatica a dargli una qualche credibilità.
Noi ci auguriamo che i lavoratori, la massa dei lavoratori, dopo che hanno visto, loro e i loro figli, e toccato con mano, abbiano compreso cosa significhi lasciar fare ai padroni e ai loro complici.
Dobbiamo saper riprendere in mano il nostro destino.
Gennaio 2024 CUB-poste