UN CONTRATTO PICCOLO PICCOLO

Un rinnovo che arriva quindi a 10 mesi dalla sua scadenza,

Il 5 novembre Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief hanno firmato il rinnovo contrattuale del triennio
2022-24. Un rinnovo che arriva quindi a 10 mesi dalla sua scadenza, cosa che già di per
sé danneggia lavoratrici e lavoratori del settore scuola, università e ricerca.
Ma, anche a posteriori, si recupera almeno il potere d’acquisto perso nel frattempo?
La risposta è semplicemente NO: l’inflazione ufficiale (costantemente inferiore a quella
reale) del triennio è pari al 17% mentre il firmatari hanno accettato un misero recupero
salariale del 6%.
Per nascondere questa dura realtà il governo, tramite l’ARAN, ha concentrato la propria
propaganda sulle somme in valore assoluto che poi, a ben guardare, non corrispondono
nemmeno alla realtà.
Se osserviamo gli effetti sulla busta paga si vede che per gli anni 2022 e 2023 non si
percepirà nulla perché gli “aumenti” sono pari all’indennità di vacanza contrattuale già
corrisposta. Per il 2025 l’aumento tabellare si deve decurtare della quota di indennità già
incassata. Ne consegue che gli aumenti annunciati dall’ARAN (“144 euro per il personale
docente e 105 euro per il personale ATA, oltre alla corresponsione, a titolo di arretrati e una
tantum, di 1.640 euro per i docenti e di 1.400 euro per il personale ATA”) si riducono a 68
euro lordi per i docenti e 50 euro, sempre lordi, per gli ATA. Da questi importi vanno poi
sottratte le contribuzioni previdenziali e la tassazione irpef pari a circa il 30%, così il valore
medio netto dell’aumento in busta paga si attesta rispettivamente a circa 48 e 35 euro
mentre gli arretrati medi per il triennio si aggireranno tra i 1.150 e i 980 euro. Una
miseria che, tra l’altro, si percepirà non prima di gennaio 2026!
Non va poi dimenticato il contesto economico: mentre gli sciagurati firmavano andava in
onda la sceneggiata della legge finanziaria per il prossimo triennio che determina nuove
iniquità perché da un lato favorisce fiscalmente chi ha redditi più alti e incoraggia l’evasione
con l’ennesimo condono mascherato; dall’altro lato sottrae risorse alla spesa sociale per
indirizzarle verso il riarmo chiesto a gran voce dai vertici UE e NATO. Tra i “risparmi”
previsti troviamo la messa in carico delle supplenze brevi sull’organico di
potenziamento e la sottrazione di 475 milioni all’edilizia scolastica e agli interventi per
la sicurezza nelle scuole.
Non ci aspettavamo niente di più o di meglio da questi sindacati che fanno della
contrattazione al ribasso e della capacità di frenare la spinta alle lotte la loro prima ragione
d’essere. Certamente non ci aspettiamo che agiscano diversamente sul contratto 2025-27
per il quale si promette a giorni l’avvio della trattativa. Da loro arriveranno solo indicazioni di
adattamento alle scelte del governo mentre per invertire la rotta e uscire da questa gabbia
fatta di bassi salari e continua compressione dei diritti esiste una sola via, quella della
mobilitazione costante e determinata. Scioperare e convincere quante più persone
possibile a scioperare il prossimo 28 novembre, per questa via spedire un messaggio
chiaro che dica a gran voce giù le armi, su i salari è il primo, necessario passo.

Milano, 8 novembre 2025