IN RICORDO DI SANDRO ANTONIAZZI

Negli scorsi giorni, abbiamo appreso la notizia della scomparsa di Sandro Antoniazzi

Negli scorsi giorni, abbiamo appreso la notizia della scomparsa di Sandro Antoniazzi, già segretario generale della Fim Cisl di Milano e della Cisl Lombardia.
 
Cresciuto in quella generazione di “innovatori” sindacali che sotto la direzione di Pierre Carniti si impegnarono, alla fine degli anni ’60, per affermare un modello di sindacato autonomo, democratico, contrattuale e conflittuale, capace di imporsi alle controparti datoriali e istituzionali con la prospettiva di un ribaltamento dei poteri nella fabbrica e nella società.
 
Questo cambiamento seppe collegarsi con l’avvio di un poderoso ciclo di lotte sociali – che troverà il suo apice con la generalizzazione di strutture consiliari di base – con le quali il movimento operaio, per alcuni decenni, riuscì a cambiare le sue condizioni di lavoro e di vita per diventare il punto di riferimento dell’intera società.
 
Sandro Antoniazzi ha fatto parte, a pieno titolo, di quella storia, che oggi molti vorrebbero dimenticare.
 
Gli anni ottanta, al contrario, hanno visto un ripiegamento dell’attivismo operaio, coinciso anche con una profonda sterzata da parte dei gruppi dirigenti delle tre principali confederazioni sindacali: la politica dei redditi e la concertazione sociale, che hanno portato ad una sempre più progressiva centralizzazione delle decisioni nel sindacato, liquidando l’esperienza dei consigli dei delegati e progressivamente molte delle conquiste sociali, a partire dalla scala mobile. Fu in questa fase che, con Sandro, abbiamo fatto delle scelte differenti, rimanendo lui legato a una CISL che per noi aveva solo iniziato quel processo di involuzione che l’ha portata oggi ad andare a braccetto con uno dei governi più di destra della storia repubblicana e a teorizzare la fine del conflitto di classe, nonostante i lavoratori di questo paese siano ogni anni più poveri e precari.
 
Negli ultimi anni avevamo riaperto un canale di discussione, ritrovando un attento osservatore della realtà sindacale attuale. Non a caso, su nostro invito, non fece mancare la sua testimonianza quando l’anno scorso decidemmo di organizzare nella nostra sede milanese una discussione sul ruolo del sindacato a partire da uno degli ultimi libri dedicati alla memoria di Pierre Carniti.
 
A settembre, se le forze glielo avessero consentito, avevamo in programma la presentazione del suo ultimo testo. Ci sarebbe piaciuto discutere con chi da giovane era stato protagonista di quell’esperienza eretica di un sindacato che – per un breve periodo – aveva saputo farsi soggetto politico per la trasformazione sociale a pieno titolo, rifiutando logiche di omologazione al sistema economico dominante.
 
La CUB di Milano, stringendosi al dolore della famiglia, sa di aver perso – pur nelle differenze – non un avversario, ma un interlocutore onesto e competente.